Dalle Diocesi

A CAPPADOCIA PER RICORDARE IL BEATO SALVATORE LILLI

«Da Cappadocia alla Terra Santa. Il beato Salvatore Lilli» è stata un’iniziativa della diocesi di Avezzano, su proposta di don Enzo Massotti, realizzata con una sinergia di forze: il Christian Media Center di Gerusalemme, un canale di informazione della Custodia francescana di Terra Santa, che ci tiene informati sulla vita e le sfide dei cristiani di Terra Santa, ha realizzato un video itinerante in quei santuari di Betlemme e Gerusalemme in cui ha vissuto, parte della sua vita religiosa, il beato Salvatore Lilli. Ad accompagnarci in questo pellegrinaggio virtuale sarà p. Claudio Bottini, docente emerito dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, che ci mostrerà anche l’architettura dei più noti santuari sorti sui luoghi dove ha vissuto Gesù. Inoltre p. Claudio sarà presente a Cappadocia, la sera del 6 agosto. A tessere le fila tra i vari protagonisti del progetto è stata la preziosa collaborazione della sig.ra Marina Venturini, esperta nella realizzazione di progetti speciali legati ai pellegrinaggi, particolarmente quelli rivolti alla Terra Santa. Con vera professionalità, la sig.ra Venturini ha saputo mettere in rete tutti coloro che hanno pensato e realizzato questa iniziativa. Anche lei sarà presente a Cappadocia, la sera dell’evento. Un partner importante di questo progetto è stato il comune di Cappadocia, che ha sponsorizzato l’evento insieme con la diocesi, e che nella persona del sindaco, Lorenzo Lorenzin, ha da subito sostenuto l’iniziativa.


Sono passati ormai molti da anni da quando il santo papa Giovanni Paolo II beatificò il p. Salvatore nella basilica di San Pietro: era il 3 ottobre 1982. La memoria storica e religiosa di questo insigne cittadino della Marsica va scemando, per questo si è pensato a riproporne la storia e l’eroicità. Non dobbiamo dimenticare che p. Salvatore fu martirizzato il 22 novembre 1895, in un villaggio dell’attuale Turchia, allora Armenia Minore, ai confini con la Siria. Fanatici musulmani presero in ostaggio lui e alcuni abitanti del villaggio, intimarono loro di rinnegare la fede cristiana, e al loro rifiuto, prima li uccisero e poi diedero fuoco ai corpi. Le recenti crudeltà dell’ISIS a danno dei cristiani, non differiscono molto dal quel martirio. Padre Salvatore, forte e gentile come le nostre montagne marsicane, non abbandonò né la sua gente né la sua fede in Gesù Cristo e affrontò con coraggio la morte. Era giunto in quel villaggio alcuni anni prima, dopo averne imparato la lingua; aveva fondato la Missione, compresa una scuola; aveva studiato il sistema di coltivazione del Fucino, per aiutare la popolazione locale a sfruttare meglio i terreni a loro disposizione. Dunque, colui che era figlio di carbonai, avvezzo alla fatica, si era dato ad un’opera di promozione umana a tutto campo: cultura, coltivazione e spiritualità, perché dietro la fede cristiana c’è un insieme di valori che promuovono la dignità umana! Possiamo ritenere che la sua formazione al sacerdozio, avvenuta prima a Betlemme e poi a Gerusalemme, abbia forgiato l’animo di p. Salvatore e lo abbia preparato all’offerta cruenta della sua vita per amore del Signore, non a caso celebrò la sua prima Messa sull’altare del Calvario. Ecco, allora, l’idea di realizzare un pellegrinaggio dal vivo, sulle sue orme in Terra Santa (purtroppo non è ancora prudente recarsi sul luogo del martirio), ma la pandemia ha bloccato tutto, per ben due anni. Di qui l’idea del pellegrinaggio virtuale, con una serata speciale e qualche gesto significativo.

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