Economia

CASO SEVEL: MERITOCRAZIA ITALIA ABRUZZO DENUNCIA IL RISCHIO DI DELOCALIZZAZIONE

Desta preoccupazione la situazione del Gruppo Stellantis in Italia, in particolar modo alla Sevel di Atessa dove si concentra il 40% di tutta la produzione.

La multinazionale, nata nel 2021 dalla fusione tra F.C.A. e P.S.A., produttrice di autoveicoli, con sede legale in Olanda, conta siti produttivi in 30 paesi.

In Italia gli stabilimenti Stellantis hanno sede a Torino, Modena, Pomigliano, Cassino, Melfi e Atessa dove si producono veicoli commerciali con l’impiego di oltre seimila dipendenti, considerando anche circa 700 somministrati.

Nei mesi scorsi i programmi di produzione e i progetti di sviluppo pianificati per gli stabilimenti di Melfi e di Atessa hanno suscitato alcuni malumori e preoccupazioni per il futuro dei dipendenti, non solo dell’azienda, ma anche dell’indotto che, inevitabilmente, ne sarà coinvolto.

Nelle scorse ore la direzione aziendale ha comunicato una riorganizzazione del lavoro con una significativa riduzione dei turni.

Inoltre, tutti i trasfertisti presenti, poco più di 600, torneranno nei loro stabilimenti di appartenenza e circa 300 lavoratori flessibili, fra somministrati e staff-leasing, non saranno rinnovati.

Oltre alla crisi dovuta alla mancanza di semiconduttori, che sta investendo un po’ tutti i Paesi e tutti i competitor del settore Automotive, ci sono due fatti importanti: in primis Stellantis ha deciso la riconversione di uno stabilimento in Polonia, dove potrà avvantaggiarsi di sgravi fiscali nazionali, alla produzione di veicoli commerciali leggeri, attualmente prodotti presso la Sevel. La società ha, inoltre, rimborsato completamente un prestito di 6,3 miliardi di euro emesso da Intesa Sanpaolo con garanzia statale dell’80% dell’importo e con tassi particolarmente favorevoli che, contestualmente, prevedeva l’importante clausola di non poter procedere a licenziamenti collettivi o delocalizzazioni della produzione per tutta la sua durata. Il rimborso dello stesso è stato possibile grazie ad una nuova linea di credito da ben 12 miliardi di euro sottoscritta da 29 banche internazionali lo scorso luglio. Questa scelta così illogica, poiché apparentemente anti-economica,in quanto i tassi di interesse del nuovo prestito sono meno vantaggiosi, nasconde forse l’intenzione futura di delocalizzare la produzione di Sevel?

Se così fosse sarebbero a rischio non solo i dipendenti Sevel, ma l’intero indotto automotive delle aree industriali di Val di Sangro, San Salvo – Termoli, Sulmona, Val Vomano e Sant’Atto, un fenomeno che potrebbe rivelarsi profondamente delicato per l’occupazione regionale.

I 45 sindaci dell’area Frentana, del Sangro e dell’Aventino hanno costituito un comitato per seguire l’evoluzione della vicenda e chiesto di partecipare al tavolo di confronto con Stellantis istituito al MISE lo scorso giugno.

Criticità simili sono riscontrabili anche in altre realtà: a Cepagatti, nello stabilimento della Riello, la cui proprietà ha deciso di chiudere per spostare la produzione proprio in Polonia, con conseguente licenziamento di 71 dipendenti, a Penne nello stabilimento della Brioni che chiude due reparti e a San Salvo, nello stabilimento della Denso che ha annunciato, per settembre, un taglio della produzione del 40% e dove da vari mesi si sono aperti i tavoli di discussione con le Istituzioni per l’esubero di circa 200 dipendenti.

In Italia il fenomeno della delocalizzazione trova terreno fertile nella mancanza di politiche di defiscalizzazione e aiuti di Stato, che non mancano, invece, in altre nazioni europee ed in particolare in Polonia, dove la produzione e la ricerca vengono assistite da ingenti sostegni pubblici.

Meritocrazia Italia Abruzzo chiede:

-di investire con un provvedimento straordinario in Politiche attive per la Formazione e riqualificazione del personale Automotive in esubero in previsione delle nuove produzioni di Autovetture Elettriche e delle richieste di fabbisogno occupazionale del territorio in supporto alle attività produttive artigiane e manufatturiere attive in altri settori produttivi e con carenza di personale qualificato e specializzato ;

-di promuovere azioni per modificare il Contratto Indeterminato a Tutele Crescenti al fine di evitare licenziamenti con semplici indennizzi economici e senza garantire piani formativi per la rioccupabilità dei lavoratori, considerando che le risorse erano state stabilizzate con incentivi governativi (Esonero Contributivo).

– garantire nuova occupazione NEET in seguito ai prepensionamenti apportati con il Contratto di Espansione (introdotto dal Decreto Sostegni Bis).

– di affrontare la questione degli oltre 700 somministrati in Sevel, attraverso stabilizzazioni tramite l’utilizzo del Contratto di Espansione per accompagnare alla pensione i lavoratori che ne abbiano i requisiti.

Occorre un provvedimento straordinario che si ponga gli obiettivi di investire sull’innovazione, di garantire l’occupazione e di impedire le delocalizzazioni, altrimenti si aprirà una stagione di conflitto sociale.

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