Dalle Provincie

“CHIUSURA SCUOLA PRIMARIE, TESTIMONIANZA DI UN’ISTUTIZIONE IN BAMBOLA”, ASSESSORE ISTRUZIONE DI TERAMO CONTRO LA REGIONE

“La decisione della Regione Abruzzo di intervenire con la chiusura di tutte le scuole primarie e secondarie è figlia di una mancata programmazione e di una mancata visione strategica sul ruolo dell’istruzione nella ripartenza del Paese”, lo scrive in una nota l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Teramo, Andrea Core. “E, cosa ancor peggiore, non ha la minima idea circa la scadenza del provvedimento adottato: siamo davanti alla prima ordinanza senza scadenza. Un fatto di una gravità assoluta, a testimonianza di un’istituzione in bambola”.

“Il ‘patto sociale’ alla base della riapertura dei plessi scolastici, prevedeva che non ci si sarebbe più dovuti fermare, salvo il precipitare della situazione: la scuola come presidio necessario, l’ultimo a dover chiudere solo in caso estremo, come potrebbe essere un nuovo lockdown. E invece, in questi giorni, si assiste ad un governo regionale che strumentalizza il dramma di attività commerciali chiuse da tanto tempo, proponendo riaperture evidentemente forzate e pretestuose; dall’altro, tratta l’istruzione come un interruttore da poter spegnere e accendere a piacimento, facendo figli e figliastri anche all’interno del mondo della scuola,” si legge nella nota.

E continua: “Qual è il messaggio che si vuole mandare ai nostri concittadini? Qual è la vera situazione del nostro territorio? Davanti ad una simile comunicazione contrastante delle istituzioni, come ci si può sorprendere se poi i corsi cittadini sono pieni?

Inoltre la decisione di escludere dall’ordinanza tutto il mondo dello 0-6 è incomprensibile: i protocolli sanitari applicati fino ad ora non prevedono l’uso delle mascherine per i bambini e le bambine; l’attività in questa fascia di età è fatta soprattutto di un contatto fisico e di un calore umano che evidentemente espongono ad un rischio maggiore. Eppure, eccoli i figli di un dio minore, o meglio ecco la più retrograda visione per cui lo 0-6 equivale a poco più di un’attività di babysitting.

La Regione torni indietro immediatamente sulla propria decisione e faccia chiarezza: se ritiene necessaria la chiusura di tutte le scuole, allora estenda il provvedimento anche alle scuole materne e agli asili nido.

E, contemporaneamente, stanzi le risorse necessarie: per il supporto alle famiglie, perché non è pensabile che ancora una volta chi ha i figli fino ad i 14 anni paghi un prezzo doppio, dovendo scegliere tra lavoro e genitorialità e per il supporto a tutti i lavoratori del mondo della scuola, che non si esaurisce solo nella docenza e personale amministrativo, ma riguarda anche lavoratrici e lavoratori delle mense e dei trasporti. Questi ultimi, già nei mesi del primo lockdown hanno pagato un prezzo salatissimo, a cui si sono aggiunti ritardi devastanti nell’erogazione dei sussidi allora previsti. Oggi hanno bisogno di certezze: sia sul quantum che sui tempi delle erogazioni che dovranno essere tempestivi, per evitare drammi sociali.

Senza tutto questo, la decisione del Governo Marsilio sarà un misto di demagogia e di resa alla realtà dei fatti, da parte di chi ha preso decisioni estemporanee senza saper valutare le ricadute più complesse che da tali provvedimenti naturalmente succedono.”

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