Economia

CONFRONTO SERRATO TRA I SINDACATI E CARREFOUR, ESUBERI ANCHE IN ABRUZZO?

Multinazionale ribadisce, pronti a confronto, no licenziamenti ma esodi volontari incentivati Roma, 2 ott.(Adnkronos) – Sindacati sul piede di guerra contro il piano “lacrime e sangue” presentato ieri da Carrefour per il rilancio e l’evoluzione della sua organizzazione in Italia. In ballo dai 770 (600 collaboratori impiegati nei punti vendita diretti e circa 170 della sede centrale) ai 2mila lavoratori in esubero a seconda si includano, o meno, anche quelli che perderanno il posto nel corso della cessione dei 106 negozi(82 express e 24 market) dislocati in tutto il Paese. La chiamata alle ‘armi’ da parte di Filcams Cgil
Fisascat Cisl e Uiltucs dunque è dietro l’angolo, dicono i sindacati, lo sciopero sarà sul tavolo nel caso l’azienda confermasse, nel prossimo round non ancora in programma, le scelte di competività e di snellimento dell’organico.

Ma la preoccupazione non è legata solo all’impatto devastante del piano 2022 sul fronte occupazionale ma anche alla conseguenza della trasformazione in franchising dei 106 punti vendita che sancirà di fatto l’uscita di scena della multinazionale francese dal Sud d’Italia; Carrefour, infatti, cedendo i 18 negozi presenti in Campania scomparirà non solo dalla Regione ma dall’intero Mezzogiorno, denuncia la Fisascat, lasciando solo il marchio senza una rappresentanza diretta.

“Il dualismo del paese si riflette così anche nella Gdo: nel centro nord i punti di vendita diretta delle grandi catene mentre al centro sud solo il marchio senza l’azienda”, commenta il segretario generale aggiunto Fisascat, Vincenzo dell’Orefice. La multinazionale però si difende e ribadisce la sua volontà al dialogo: “ci impegniamo fin da subito, nell’ambito del confronto con i sindacati e con le istituzioni preposte, ad assicurare ad ogni collaboratore coinvolto la migliore soluzione possibile”, assicura anche oggi il gruppo d’Oltralpe garantendo come si preveda “l’attivazione “di un piano sociale esclusivamente su base volontaria” che potrà includere, elenca, “interventi di formazione e riqualificazione del personale per favorirne il ricollocamento interno ed esterno, programmi di sostegno all’imprenditorialità e incentivi all’esodo”.

Ma il sindacato è furioso: “non è un piano di rilancio ma una ristrutturazione pesantissima, una ritirata strategica con un impatto sul lavoro davvero preoccupante che porterà ad un conto salatissimo sul fronte occupazionale. Un piano unidimensionale che mira solo ai tagli e declinista perché volto a liberarsi di una parte consistente della rete di vendita senza nessuna prospettiva di rilancio per gli asset”, dice ancora la Fisascat, conversando con l’Adnkronos.

“Non sarà una vertenza facile, nessuno si illuda anche se non sarà incluso nei negozi da chiudere”, aggiunge ricordando come Carrefour non sia nuova a piani di razionalizzazione: “la multinazionale ha varato una procedura di licenziamento collettivo ogni due anni senza che mai nessuna di questa sia stata risolutiva: serve invece un vero piano di rilancio che preveda di reinvestire nell’ampliamento della rete commerciale le risorse liberate con le ristrutturazioni e non già di finanziare una ritirata strategica come quella presentata ieri”, annota Dell’Orefice.

La Regione a maggior impatto esuberi , stando ad una prima simulazione, sarebbe la Lombardia con 157 esuberi, seguirebbe il Piemonte con 128, il Lazio a 80, la Toscana 22, la Liguria 20, l’Emilia Romagna 15, la Sardegna 12, l’Abruzzo 8 e la Valle d’Aosta con 5. Anche la chiusura dei negozi vede il Nord in prima fila: 41 punti vendita in Lombardia, 18 in Campania, 17 in Liguria, 16 in Lazio , 6 in Toscana, 4 in Emilia Romagna, 3 in Piemonte e 1 in Abruzzo.

L’azienda si impegna fin da subito, nell’ambito del confronto con i sindacati e con le istituzioni preposte, ad assicurare ad ogni collaboratore coinvolto la migliore soluzione possibile”. Così il Gruppo Carrefour Italia ribadisce ai sindacati la volontà di dialogo sul piano di trasformazione aziendale 2022 presentato ieri a Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs che prevede esuberi in nove Regioni e la cessione di 106 negozi per un totale di esuberi di almeno 770 lavoratori (secondo l’azienda) che potrebbero agevolmente arrivare a quota 2mila (secondo i sindacati) se si includono quelli che non saranno riconfermati al loro posto nella trasformazione in franchising.

Un calcolo, quest’ultimo, però che la multinazionale disconosce: “per rendere sostenibile il progetto di trasformazione per il rilancio di Carrefour in Italia, l’azienda prevede, nell’ambito del confronto con le organizzazioni sindacali, l’attivazione di un piano sociale esclusivamente su base volontaria, che potrà prevedere interventi di formazione e riqualificazione del personale per favorirne il ricollocamento interno ed esterno, programmi di sostegno all’imprenditorialità e incentivi all’esodo”, ripete il gruppo francese.

 Tre gli obiettivi che il piano intende perseguire e per il quale sono previsti esuberi e cessioni: il consolidamento della leadership in Italia nel franchising, come strumento per promuovere la crescita della rete e il rafforzamento del marchio Carrefour in tutta Italia; il miglioramento della competitività di ipermercati e supermercati, grazie all’adeguamento dei concept e degli assortimenti dei negozi, la semplificazione dei processi interni e l’ottimizzazione della produttività; la rifocalizzazione del modello organizzativo aziendale sui punti vendita e sul cliente, grazie ad una maggiore semplificazione dei processi, alla digitalizzazione e ad un’organizzazione più snella della sede centrale. Un piano, rbadisce ancora oggi, che “mira a supportare lo sforzo di rilancio delle attività di Carrefour in atto in Italia, un mercato chiave a livello globale in cui l’azienda intende continuare ad investire in modo sostenibile, avvalendosi del totale supporto e della solidità finanziaria del Gruppo”.

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