Dalla Regione

COVID-19, ZONE ROSSE NON BASTANO CONTRO LE VARIANTI

“Sembra che questa ondata si stia allargando al Teramano e all’Aquilano. Aspettiamo con ansia che cominci la decrescita sull’area Pescara Chieti, ma ciò non avviene. Avevamo deboli segnali di miglioramento, ma i dati di oggi ci dicono che non è così. La zona rossa funzionava prima, con il ceppo originario, ma di fronte alla variante può fare poco”. Lo afferma il referente per le emergenze della Regione Abruzzo, Alberto Albani, a capo della task force sul coronavirus, nel giorno in cui l’Abruzzo registra il record di decessi, 37, e di ricoveri in terapia intensiva 91.

I nuovi casi sono 608: è il secondo dato più alto della terza ondata. Si assiste, dunque, ad un nuovo balzo dei contagi. Il 70% del totale regionale dei nuovi casi riguarda le province di Pescara e Chieti, dove gran parte del territorio e, in particolare, l’area metropolitana è in zona rossa ormai da quasi un mese.

Nonostante le maggiori restrizioni, la circolazione del virus non sembra rallentare. In quella zona la variante inglese è responsabile del 70% dei contagi. I nuovi casi sono emersi dall’analisi di 6.112 tamponi: è risultato positivo il 9,95% dei campioni. La percentuale scende al 5,1% considerando anche i 5.644 test antigenici eseguiti nelle ultime ore. I nuovi positivi hanno età compresa tra 4 mesi e 97 anni. Quelli con meno di 19 anni sono 116: 21 in provincia dell’Aquila, 53 in provincia di Pescara, 30 in provincia di Chieti e 12 in provincia di Teramo. Gli attualmente positivi sono 12.898 (-335). Nelle ultime ore sono guarite 906 persone, dato record: il totale sale a 44.161. La località con più nuovi casi è Pescara (91), seguita da Montesilvano (46). A Chieti i contagi recenti sono 19, all’Aquila 17 e a Teramo 13. A livello territoriale, in testa c’è il Pescarese (275), seguito dal Chietino (147), dall’Aquilano (+113) e dal Teramano (+99). Nelle ultime ore i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono quattro in più, al netto di decessi, dimissioni e nove nuovi accessi. Al momento è occupato il 42,7% dei posti letto, a fronte di una soglia di allarme del 30%. In area medica, invece, sono ricoverati 661 pazienti (-8). In questo caso il tasso di occupazione è del 44,5%, rispetto ad un valore limite del 40%. Con l’aggiornamento odierno, il bilancio delle vittime sale a 1.872.

Sono 664 i morti dall’inizio dell’anno; 114 solo negli ultimi sette giorni. I 37 decessi segnalati nel bollettino, 12 dei quali relativi ai giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl, riguardano persone di età compresa tra 53 e 98 anni: 13 in provincia di Chieti, 8 in provincia di Teramo, 12 in provincia di Pescara e 4 in provincia dell’Aquila. L’Abruzzo, dopo il Molise, è la seconda regione d’Italia per incidenza settimanale dei decessi: il dato è pari a 8,810.

Nelle prossime ore si dovrà anche decidere cosa fare con le scuole. Il governatore Marco Marsilio, nei giorni scorsi, aveva ipotizzato una possibile riapertura dal 15 marzo, ma alla luce dei dati odierni è presumibile che si vada verso una proroga. Bisognerà comunque attendere i dati dei prossimi giorni per capire come muoversi. Intanto domani ci sarà la cabina di monitoraggio nazionale: le stime sull’Rt confermano un dato al di sotto dell’1, ma tutti gli altri parametri sono oltre le soglie di allarme. L’esito del monitoraggio settimanale sarà quindi determinante ai fini di una nuova eventuale collocazione dell’Abruzzo in termini di fasce di rischio. È invece certo che non verrà revocata la zona rossa nell’area metropolitana.

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