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IL CAMOSCIO NON È PIÙ A RISCHIO D’ESTINZIONE, CHIUSA L’AREA FAUNISTICA A OPI

Negli ultimi mesi il Parco, con il contributo di una cooperativa locale, ha provveduto a smantellare l’area faunistica del camoscio appenninico di Opi.

La struttura, inaugurata nel 1992, nacque con la duplice funzione conservazionistica, essendo stata utilizzata anche come “fonte” per i vari ripopolamenti effettuati negli ultimi decenni in altre aree protette d’Appennino, sia di educazione ambientale e informazione, permettendo a tantissime persone di avvistare il meraviglioso animale endemico degli Appennini Centrale.

Oggi, dopo quasi 100 anni di tutela e grazie a numerose operazioni di reintroduzione sulle principali cime dell’appennino centrale, il camoscio “più bello del mondo” non è più a rischio di estinzione: la popolazione mostra in maniera evidente un andamento demografico positivo in tutto il suo areale di distribuzione.

Tutto questo ha fatto sì che nel corso degli ultimi anni la struttura abbia ospitato, oltre ai discendenti del “nucleo storico”, anche altri individui recuperati per curie veterinarie e non più in grado di vivere in Natura.

Con il passare degli anni, i camosci ospitati sono venuti a mancare per cause naturali e questo, in aggiunta ai lavori di riammodernamento della struttura che i quasi 30 anni di vita della struttura rendevano ormai necessari, ha comportato per il Parco il dover effettuare una valutazione interna circa il futuro dell’area faunistica stessa.

Nei prossimi mesi, ad Opi, sarà invece realizzata una struttura museale didattica nella vecchia scuola elementare, interattiva e finalizzata a far conoscere la ricca fauna del Parco e gli ambienti che la connotano.

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