Dalle Diocesi

IL CARDINALE ANTONIO CARAFA TRA I GRANDI DELLA CHIESA DEL 500. UN LIBRO DI DON ERMINIO GALLO

Il Canonico Don Erminio Gallo, dopo aver analizzato la vicenda del Cardinal Antonio Carafa, nativo di Montefalcone del Sannio, come presule responsabile della Sacra Congregazione del Concilio, approfondisce, in questo nuovo volume degli Analecta Ecclesiae Triventinae, l’intera vicenda storica di questo illustre personaggio nativo della Diocesi di Trivento, attraverso una certosina ricerca di tutte le fonti di archivio disponibili, collocandola all’interno del filone storico critico del suo secolo, con il saggio dal titolo “Il Cardinale Antonio Carafa e il suo secolo”, con la presentazione di S.E.R. Mons. Claudio Palumbo, Vescovo di Trivento.

Come sottolineato da S.E.R. Mons. Claudio Palumbo, “don Gallo vuole presentare il Carafa, oltre che come eminente porporato, prima di tutto come uomo di fede, formato in una famiglia profondamente credente…, quindi come uomo di cultura e di premuroso e autentico riformatore della Chiesa post tridentina, che amò sinceramente e servì in costante povertà ed umiltà di vita”. Don Erminio Gallo analizza in cinque capitoli tutta la produzione letteraria del Cardinale, che illustrano la genuinità reale della Riforma della Chiesa voluta dal Concilio di Trento, per impulso dei papi Pio V (1566-1572), Gregorio XIII (1572-1585) e Sisto V (1585-1590).

Il Cardinal Antonio Carafa è uno dei porporati più illustri del 1500, congiunto di Paolo IV, profondo conoscitore del greco e del latino, creato Cardinale da Pio V nel 1568, dignità di cui si rivelò sempre all’altezza, contemporaneo di grandi figure di santi, di sapienti e di dotte personalità ecclesiastiche di quel periodo di grande fioritura spirituale nella Chiesa post tridentina. L’opera di Don Erminio Gallo analizza nei primi due capitoli la vita del porporato nel suo tempo e inserito nel suo tempo, e nei restanti cinque tutta la sua produzione letteraria ed epistolare ecclesiale con i vescovi, i cardinali e i religiosi e quindi anche i rapporti con i “grandi” ecclesiastici del suo tempo, oltre a riportare alla luce figure e personaggi oggi dimenticati dal filone storiografico, sulla base di quanto presente nei codici Barberiniani della Biblioteca Apostolica Vaticana, cosa che consente di inquadrare il prelato nel filone riformatore post tridentino della Chiesa Cattolica evidenziandone l’attività riformatrice. Ne emerge, dal complesso, una figura che non teme di esprimere il suo pensiero, che vive una vita semplice e sobria, lontano dagli sfarzi e dagli onori che i suoi confratelli ricercavano in quel tempo.

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