Dalle Diocesi

MONS. LEUZZI AI GIOVANI: “RISCOPRITE LA LETIZIA DI LAVORARE PER GLI ALTRI, COME GESÙ”

“Hai mai riflettuto sul fatto che i tuoi genitori col loro lavoro ti stanno consentendo di proseguire nelle tue scelte? Oppure sei dell’idea che tutto ti sia dovuto?” È la domanda con cui il vescovo di Teramo-Atri, mons. Lorenzo Leuzzi, si è rivolto ai giovani nella sua lettera mensile, parlando dell’importanza della presenza di San Giuseppe lavoratore nella vita di Gesù.

“Se tu puoi essere libero di programmare la tua vita è perché i tuoi genitori hanno lavorato o stanno lavorando per te. – aggiunge il vescovo – Lo stesso è accaduto anche per me: se ho potuto proseguire negli studi e impegnarmi nella vita della Chiesa e della società è perché i miei genitori lavoravano per me. Hai mai parlato con i tuoi genitori e li hai mai ringraziati per questo dono? Non potrai costruire il tuo futuro se non parti da questa esperienza”.

Il lavoro è un’esperienza necessaria che permette di crescere, che lo stesso Gesù ha vissuto per trent’anni. “L’esperienza della pandemia ci chiede di fare un passo ina vanti nel nostro impegno di servizio nella Chiesa e nella società. – aggiunge mons. Leuzzi – Certamente ci saranno gli aiuti economici, ma da soli non basteranno per costruire la società. È una pura illusione! La verità è che dobbiamo scoprire la nostra vocazione di lavoratori indipendentemente dal ruolo che ci viene affidato, dal semplice carpentiere al manager di una grande azienda. Tutti insieme, per far crescere tutti!”

“Chi, infatti, non conosce da dove e da chi provengono gli aiuti non sarà costruttore della società ma un semplice beneficiato. – prosegue – Vorrei che ciascuno di voi, nella gioia e gratitudine di essere stato beneficiato, riscopra la letizia di lavorare per gli altri, diventando imprenditore, in casa, nelle aule scolastiche e universitarie, nei luoghi di incontro…, dovunque. Proprio come Gesù.”

“Imparate da chi ha lavorato per gli altri, a cominciare dai vostri genitori, e sappiate accogliere il loro testimone per costruire insieme la civiltà dell’amore,” conclude.

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