Dalle Provincie

TERAMO, IL SINDACO A SPERANZA: BISOGNA TORNARE AD INVESTIRE NELLA SANITÀ PUBBLICA

Non bisogna “commettere l’errore di credere che basti riavvolgere le lancette dell’orologio al 2019, ma piuttosto cogliere le criticità e le difficoltà di un sistema sanitario che ha presentato deficit strutturali, superati solo grazie al sacrificio ed all’umanità eccezionali dimostrate da tutto il personale sanitario coinvolto, per tornare ad investire in maniera decisa sulla sanità pubblica”. Si legge così nella lettera che il sindaco di Teramo e Presidente del Comitato Ristretto dei Sindaci, Gianguido D’Alberto, ha consegnato quest’oggi al ministro della sanità Roberto Speranza.

Nella lettera, D’Alberto elenca le iniziative “congelate” dalla pandemia, e fa appello perché siano rivisti i criteri del “Decreto Lorenzin”: “Ritengo che sia giunto il tempo di superare il D.M. 70 del 2015 il cui impianto, sebbene allora improntato a condivisibili principi di omogeneità, qualità ed efficienza, per la sua rigidità si palesa oggi totalmente inadeguato a dare prospettiva ad un sistema sanitario pubblico che, alla prova dell’emergenza pandemica, si è difeso e ci ha difeso grazie all’ineguagliabile lavoro delle donne e degli uomini della sanità ma al contempo ha dimostrato tutta la sua sofferenza strutturale, effetti di anni di disinvestimenti, di contrazione della spesa e di riduzione dei presidi che ha finito per indebolire la portata sostanziale del diritto costituzionale alla salute”.

“I rigidi parametri del Decreto Lorenzin penalizzano maggiormente Regioni come l’Abruzzo, ed in particolare il nostro territorio, – continua il sindaco – che sconta gli effetti, non solo materiali ma anche e soprattutto socio-economici, di due eventi sismici che hanno ridefinito le esigenze delle comunità e che impongono, oggi più che mai, azioni finalizzate al potenziamento dei presidi, ospedalieri e territoriali, attraverso investimenti in innovazione che consentano di conservare e rafforzare la qualità dell’offerta sanitaria che le nostre strutture hanno sempre garantito sul territorio. Ecco perché abbiamo bisogno di deroghe specifiche”.

“Dobbiamo partire da un reale sviluppo del sistema, che garantisca qualità e servizi e che risponda alla necessità di definire il contenuto, prima della costruzione di un contenitore,” prosegue D’Alberto. “La realtà sanitaria vede confluire al suo interno attività di ricerca e sviluppo, competenza scientifica, ma anche professionalità capaci di scelte strategiche ed innovative che devono essere funzionali al territorio e rispondenti ai bisogni provenienti sia dal personale sanitario, sia, direi soprattutto, a quelle dell’utenza, dei cittadini”.

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